SAN LUCIDO. Se il giudice civile monocratico di Paola avesse ritenute rilevanti certe dichiarazioni di alcuni mesi fa, quando Calabria Ora aveva aperto un ampio dibattito sull’epoca della posa dei pennelli in mare, avrebbe condannato «l’intera razza umana» piuttosto che le Ferrovie dello Stato.
Per esempio, all’umanità colpevole del «surriscaldamento della terra», del «conseguente scioglimento dei ghiacciai», quindi dell’«erosione delle coste» aveva attribuito la responsabilità dei danni ventennali all’arenile di San Lucido l’allora consigliere d’opposizione Vittorio De Bartolo.
«Se San Lucido avesse detto no alla costruzione dei pennelli – quando il primo cittadino era Mario Amendola e il suo braccio destro Mariano De Bartolo, padre del consigliere uscente – soprattutto dopo che a Paola i lavori erano già iniziati, credo proprio che a quest’ora non saremmo più una località d’interesse turistico», aveva dichiarato.
Il giudice del Tribunale di Paola evidentemente non la pensa così se ha puntato il dito contro le Ferrovie dello Stato valutando i danni che i pennelli, posati per proteggere i binari, hanno provocato al litorale interrompendo il naturale transito di detriti da nord a sud, come sostenuto dagli ingegneri Eugenio Pugliese e Attilio Fiorini Morosini.
Oggi, per quell’“inevitabile” scelta di ricorrere alle T per impedire che il mare portasse con sé i binari e prima ancora la spiaggia, e per la mancata manutenzione delle opere alla quale le Fs erano state chiamate, il comune di San Lucido ha ottenuto un risarcimento danni di 332mila euro.
Tanto per rimediare alle decisioni prese tra gli anni ’80 e ’90, le cui conseguenze spaziano dal puntuale insabbiamento del porticciolo locale alla sparizione completa, in alcune fasce, di quello che un tempo era un lenzuolo di spiaggia ed oggi è ridotto ad un fazzoletto.
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